🤖 Sei un Mythos - Legge Zero #121
È successo: un governo ha "spento" un'IA. E non è accaduto nell'Europa dell'AI Act, ma negli USA della deregulation, dove i nuovi modelli di Anthropic sono stati vietati ai non statunitensi.
🧭 TL;DR: ecco di cosa ci occupiamo in questo numero
Per tre giorni Fable 5 di Anthropic è stato il modello di IA più potente sul mercato. Chi l’aveva provato raccontava di settimane di lavoro risolte in un pomeriggio. Poi, di colpo, è sparito - non per un guasto né per una scelta commerciale - ma per ordine del governo degli Stati Uniti, che ne ha vietato l’uso a tutti i cittadini non americani. E per ottenere questo ha costretto Anthropic a spegnerlo per chiunque.
La cosa più interessante è il tempismo: appena due giorni prima, Dario Amodei aveva pubblicato un saggio per chiedere che lo Stato potesse fermare i modelli di frontiera più pericolosi. È stato accontentato, ma non nel modo che immaginava.
In questo numero ricostruiamo le ore convulse che hanno portato al blocco e ne analizziamo i principali risvolti giuridici. Vedremo perché quella del governo Trump è una nazionalizzazione soft, cercheremo di capire cosa significa tutto questo per la sovranità digitale europea, come cambiano le regole sui nostri dati e perché si pone una questione di uguaglianza globale.
🪃 Il contrappasso di Amodei
I modelli di IA di frontiera, come gli aerei, dovrebbero essere sottoposti a test tecnici e audit; e il loro rilascio dovrebbe poter essere bloccato o revocato, come minaccia alla sicurezza pubblica, se non rispettano standard elevati di sicurezza.
Queste parole sono contenute in Policy on the AI Exponential - letteralmente “politica sulla crescita esponenziale dell’IA” - un saggio pubblicato il 10 giugno da Dario Amodei (fondatore e CEO di Anthropic) sul suo sito personale. Si tratta di un testo complesso, lungo ben 11.725 parole (circa 5 volte la lunghezza di un numero di questa newsletter) e che vi consiglio di leggere.
Ma restiamo, per ora, al passaggio citato in apertura. Si tratta di una tesi innovativa rispetto alla linea storica dell'azienda di Antrhopic: la stagione della sola trasparenza non basta più, così come non basta la costituzione di Claude, ma servono test indipendenti, audit tecnici e un potere pubblico di blocco dei modelli davvero pericolosi, sulla falsariga di quello che la Federal Aviation Administration USA fa con gli aerei e i droni.
La circostanza che rende memorabile questa svolta non è solo il contenuto, ma il momento in cui arriva. Il 9 giugno, il giorno prima della pubblicazione del saggio, Anthropic aveva finalmente reso disponibili i primi due modelli della famiglia Mythos (Fable 5 e Mythos 5), la cui messa in esercizio era stata posticipata dalla stessa società per timori legati alle incredibili capacità di questi nuovi LLM di frontiera. Dal momento che avrebbero potuto essere utilizzati per sfruttare vulnerabilità di sistemi operativi, software e infrastrutture IT, Anthropic ne ha rimandato la pubblicazione di almeno due mesi, consentendo prima a istituzioni, banche e software house USA di sistemare le falle più gravi.
Fable 5 e Mythos 5 sono due versioni dello stesso modello di base con diversi limiti:
Fable 5 è la versione pubblica, disponibile per tutti, ma “sorvegliata”, in cui le richieste più critiche (cyber, bio-chimica, distillazione) vengono deviate su un modello meno potente, come Opus 4.8,
mentre Mythos 5 ha la stessa potenza con alcuni guardrail rimossi in quanto è riservato solo al governo USA e alcuni partner privati selezionati da Anthropic nell’ambito del Progetto Glasswing.
Amodei, quindi, quando invocava l’intervento del governo sui modelli di frontiera, verosimilmente, non credeva che la cosa lo riguardasse (vista la cautela con cui si era mossa la sua società). Pensava di parlare per altri, o quantomeno per il futuro.
E invece, solo due giorni dopo, mentre tutti stavano magnificando le capacità di Fable e Mythos, il governo degli Stati Uniti è intervenuto davvero per fermare i modelli di Anthropic. Non lo ha fatto attraverso il procedimento ordinato, tecnico e super partes che Amodei immaginava, bensì con un atto - motivato con ragioni di sicurezza nazionale - che, sulla base di quanto ne sappiamo (visto che il provvedimento non è pubblico), non sarebbe stato accompagnato da alcuna motivazione tecnica dettagliata.
🚫 Niente Mythos per i non americani
I lettori di LeggeZero sanno bene che i rapporti Anthropic e il governo USA sono già abbastanza tesi, anche alla luce del contenzioso relativo all’utilizzo di Claude in ambito militare (dalla cattura di Maduro alla guerra in Iran).
Nonostante ciò, come gesto distensivo, la società di Amodei aveva concesso al proprio governo un’anteprima di Mythos già nelle scorse settimane, con l’obiettivo di consentire ai diversi dipartimenti e amministrazioni di poter sistemare le vulnerabilità di sistemi e infrastrutture critiche. Ma, evidentemente, non è bastato a ricostruire un rapporto di fiducia.
Tutto è precipitato in poche ore. Due giorni dopo il lancio dei modelli di frontiera, giovedì 11 giugno, l'amministratore delegato di Amazon, Andy Jassy, ha segnalato alla Casa Bianca che le misure di sicurezza di Fable 5 si potevano aggirare. E qui va sottolineato un primo paradosso di questa vicenda: Amazon è uno dei principali investitori di Anthropic (tra denaro e infrastrutture cloud impiegate), eppure sono stati i suoi ricercatori a consegnare al governo l'arma poi usata contro la società di Amodei.
Venerdì mattina, 12 giugno, il caso arriva ai vertici della Casa Bianca: si riuniscono il Segretario al Tesoro Scott Bessent, il direttore cyber Sean Cairncross e la capo di gabinetto di Trump, Susie Wiles. L'amministrazione cerca Amodei (che - secondo i funzionari - in un primo momento sarebbe stato irraggiungibile perché "a un ritiro di benessere"). Seguono tre chiamate con una mezza dozzina di alti funzionari (tra cui il ministro del Commercio Howard Lutnick). Amodei difende le misure di sicurezza implementate e prova a minimizzare le prime vulnerabilità emerse, ma la Casa Bianca gli chiede di ritirare il modello entro 90 minuti. Fallita la trattativa (il Ministro del tesoro chiuderà la conversazione dicendo ad Amodei “stai facendo una pessima scelta”), arriva il blocco.
Nel pomeriggio del 12 giugno il Ministro del Commercio, Howard Lutnick, scrive formalmente ad Amodei: Mythos 5 e Fable 5 sono sottoposti a controlli all’esportazione. In concreto - secondo le ricostruzioni di Axios e Reuters - d’ora in poi serve un’autorizzazione del governo per dare accesso ai modelli a chiunque non sia cittadino statunitense: sia che si trovi all’estero, sia che si trovi fisicamente dentro gli Stati Uniti. E poiché quella autorizzazione, di fatto, non viene rilasciata, l’accesso resta precluso a tutti gli stranieri. Nel diritto statunitense, infatti, il rilascio di tecnologia a una persona straniera dentro gli Stati Uniti è considerato un’esportazione verso il suo Paese di cittadinanza o residenza permanente.
Il testo integrale del provvedimento non è pubblico, ma - in base a quanto reso noto dai media - la motivazione sarebbe in esigenze di “sicurezza nazionale”, senza alcun preciso dettaglio tecnico.
Per adeguarsi, Anthropic non ha potuto andare troppo per il sottile, ma ha chiesto ad AWS - il cloud su cui i modelli sono distribuiti - di revocare l’accesso “per tutti gli utenti, in tutte le regioni”. Non potendo filtrare in tempo reale solo i cittadini stranieri, l’unico modo per adempiere è stato spegnere Fable 5 e Mythos 5 per chiunque: clienti enterprise paganti inclusi e perfino i dipendenti stranieri della stessa Anthropic. Gli altri modelli (Opus, Sonnet, Haiku) restano attivi.

C’è un dettaglio che merita di essere illuminato, anche perché rende la situazione ancora più paradossale. I laboratori IA di frontiera, come quello fondato da Amodei, si reggono su talenti reclutati in tutto il mondo e Anthropic non fa eccezione. Basti pensare che è stata co-fondata, tra gli altri, dal canadese Christopher Olah (che abbiamo visto alla presentazione della Magnifica Humanitas di Leone XIV) e che, appena tre settimane prima del lancio di Fable 5, ha ingaggiato Andrej Karpathy - già OpenAI e Tesla, nato a Bratislava, in Slovacchia - mettendolo a capo di un team di pre-training, cioè della fase che costruisce i modelli di frontiera. Il blocco, però, non fa eccezioni e la dichiarazione pubblicata dall'azienda subito dopo chiarisce che il divieto travolge “anche i dipendenti stranieri di Anthropic”. Questo significa che una parte rilevante di coloro che hanno progettato, addestrato e reso sicuri Fable 5 e Mythos 5, oggi, per la propria cittadinanza, non può legalmente neanche usarli. È la rappresentazione plastica di cosa significhi assegnare una nazionalità a un modello IA: persino chi lo ha costruito può ritrovarsi dalla parte sbagliata del confine. Anche Amanda Askell - la filosofa scozzese che ha scritto la "costituzione" di Claude, il testo che definisce valori e carattere del modello, e che si occupa del benessere dei modelli di frontiera di Anthropic - oggi, da cittadina non statunitense, non può nemmeno parlare con Mythos.
Viene naturale chiedersi cosa farà Anthropic ora. Impugnerà il provvedimento in tribunale? Per il momento, nella sua dichiarazione pubblica, il provider non nasconde la propria posizione: la decisione di imporre il ritiro di un modello commerciale già distribuito su scala globale è sproporzionata perché disposta (apparentemente) per una vulnerabilità “piccola e già nota”, oltre che identificabile anche da altri modelli pubblici (come GPT-5.5 di OpenAI). Anthropic, quindi, definisce l’episodio come un “malinteso”, assicurando di lavorare per “ripristinare l’accesso il prima possibile”.
La presa di posizione però è forte: il governo può bloccare i rilasci non sicuri, ma con un processo “trasparente, giusto, chiaro e basato su aspetti tecnici”. Il blocco del 12 giugno non rispetta “questi principi”. Per chi crede che Anthropic sia incoerente, queste parole descrivono la differenza esatta tra la regolazione che Amodei auspicava e il provvedimento che invece ha ricevuto.
🏛️ Una questione di sovranità
Mentre scriviamo, milioni di utenti in tutto il mondo si ritrovano orfani di un modello che avevano appena imparato ad apprezzare. Per tre giorni Fable 5 era stato lo strumento più potente sul mercato - chi l’aveva provato raccontava di compiti che prima richiedevano settimane e ora potevano essere risolti in un pomeriggio - e di colpo è sparito. Non per un bug, non per una scelta commerciale, ma per ordine di un governo che, per la maggior parte di loro, non è nemmeno il proprio.

A pagare il conto, però, non sono solo gli utenti: è la stessa Anthropic, su due fronti. Sul piano economico, la società - attesa a una delle quotazioni in borsa più attese del decennio - teme ingenti perdite economiche. Inoltre, sul piano reputazionale, c’è chi dà la colpa ad Amodei per quello che è successo: Anthropic - sostengono in tanti - ha costruito la propria identità sulla retorica dei pericoli dell’IA di frontiera (arrivando a paragonare i propri modelli a una “bomba atomica”) e proprio quella retorica ha finito per armare la mano del governo, indipendentemente dai rischi reali.
Naturalmente, per lo stesso governo USA è una misura temporanea, i modelli resteranno bloccati finché “l’apparato di sicurezza nazionale” non sarà “irrobustito”, forse nel giro di “poche settimane”. Ma - anche se il blocco finisse tra poche ore - il precedente resterebbe comunque storico in quanto si tratta del passo più forte mai compiuto dagli USA per limitare l’accesso ai modelli di IA più avanzati. Non si tratta di una nazionalizzazione nel senso novecentesco del termine: il governo non ha acquisito Anthropic, non ne ha rilevato quote, non ha nominato un amministratore né confiscato i pesi del modello. Alcuni analisti l'hanno già battezzata "soft nationalization", una nazionalizzazione di fatto: per i modelli di frontiera, ormai, non conta tanto “chi li possiede” ma “chi vi può accedere”. E se a stabilire chi può usare il modello, chi può testarlo prima del rilascio e quali clienti sono "fidati" sono provvedimenti governativi, allora lo Stato non ha alcun bisogno di nazionalizzare, non toccando aziende e ricavi.
Il caso Mythos dimostra quindi in modo plastico che l'AI race non è (solo) una gara tecnologica: è una questione di sovranità, di competitività e dipendenza. Se imprese e amministrazioni europee costruiscono i propri processi su tecnologie che un governo straniero può spegnere a comando, questo da un lato incide sulla possibilità degli operatori economici di poter competere in condizioni di parità con i loro concorrenti statunitensi, mentre dall’altro dimostra la fragilità dei progetti di innovazione europei in ambito pubblico (che sono condizionati dalla disponibilità di tecnologie controllate da un altro governo).
C’è un dettaglio che lo rende ancora più evidente: l'UE aveva appena ottenuto da Anthropic l'accesso riservato a Mythos (per ENISA, l’Agenzia europea della cybersicurezza), dopo settimane di trattative. A questo punto, quell’accesso non è più possibile e questo determina una grave situazione di disparità: mentre le amministrazioni e i privati USA hanno la possibilità di usare il modello di frontiera prima che diventi pubblico per individuare eventuali vulnerabilità, lo stesso non è per le istituzioni europee che - insieme ai loro cittadini - restano e resteranno sempre più vulnerabili.
Infine, questa vicenda rende evidente che un modello IA usato da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo è, di fatto, un’infrastruttura globale. I suoi rischi di sicurezza sono per natura transnazionali e andrebbero affrontati con standard e da organismi condivisi. Ma, per il momento, di governance globale dell’IA non sembra parlare più nessuno.
🔐 Un nuovo standard
C’è poi un altro fronte che il blocco governativo ha portato in secondo piano, ma su cui dobbiamo riflettere: il cambiamento delle regole di Anthropic sui dati.
Per anni la società di Amodei è stata, tra i grandi laboratori, il soggetto più attento alla riservatezza: a differenza di altri, non addestrava i propri modelli sui prompt degli utenti e cancellava i dati, di norma, entro 30 giorni. Era un tratto identitario, parte del suo posizionarsi come l’azienda “più responsabile” del settore. Poi le cose hanno cominciato a cambiare: nell’agosto 2025 Anthropic ha aggiornato i termini consumer, iniziando a usare le conversazioni per addestrare i modelli, salvo opt-out, ed estendendo la conservazione fino a cinque anni.
Ma è con Fable 5 che il cambio è diventato strutturale. Per i modelli “classe Mythos”, Anthropic ha introdotto una conservazione obbligatoria di tutto il traffico per 30 giorni (prompt compresi). Le motivazioni di questo cambio sono legate alla sicurezza: quei dati servono a difendersi da attacchi complessi e nuovi jailbreak. L’azienda assicura che non verranno usati per l’addestramento e saranno cancellati dopo 30 giorni.
Ma le ripercussioni per chi tratta dati personali - o anche solo strategici - sono comunque notevoli. Ci sono implicazioni legate a un trattamento trasfrontaliero (trasferimento e conservazione di prompt e output negli USA) e quelli legati al segreto professionale (Anthropic si riserva il diritto di esaminare le conversazioni per motivi di sicurezza). Non a caso Harvey - una delle più note piattaforme IA per avvocati - ha offerto Fable 5 solo in opt-in, e persino Microsoft ha vietato ai propri dipendenti di usarlo per timori sui dati.
Se quello di Fable 5 diventerà il nuovo standard, non solo per Anthropic, questo significherà che alcuni operatori non potranno usare legittimamente i modelli più evoluti.
⚖️ L’IA non è uguale per tutti
Resta poi l’ultima - e forse la più cruciale - delle questioni: la disuguaglianza nell’accesso all’intelligenza (artificiale). Perché il modo in cui Fable e Mythos sono stati distribuiti disegna una sperequazione che sarà sempre più evidente.
La prima disparità è economica. Fable 5 costa molto (10 dollari per milione di token in input e 50 in output) e sarebbe stato incluso negli abbonamenti (Pro, Max, Team, Enterprise) solo fino al 22 giugno, mentre dal 23 sarebbe comunque servito comprare crediti a consumo. Questo significa che - progressivamente - ci saranno persone e organizzazioni che potranno continuare a “pensare” con il modello migliore e persone e organizzazioni che non potranno permetterselo e continueranno a usare modelli inferiori. Insomma, l’intelligenza di frontiera potrebbe diventare censitaria.
La seconda disparità è di cittadinanza, ed è la novità assoluta di questa vicenda: l’accesso al modello potrebbe dipendere dal passaporto o dalla sede legale. Non importa quanto potresti pagare o potresti averne bisogno: se non sei cittadino statunitense, non puoi usarlo. Una variabile - la nazionalità - che entra per la prima volta, in modo così netto, nella distribuzione di una tecnologia cognitiva.
E poi c’è un’altra disparità. Nel suo saggio, Amodei sostiene un principio nobile: chi subisce il potere dello Stato dovrebbe avere accesso a un’IA capace almeno quanto quella che lo Stato può usare contro di lui, per non lasciare al potere pubblico un vantaggio ingiusto. Ebbene: oggi lo Stato americano ha avuto a disposizione Mythos 5 nella sua forma piena, mentre il pubblico non può usarlo. La distanza tra chi governa e chi è governato, che Amodei voleva colmare, qui si allarga.
Il punto, allora, non è più tranto se l’IA è sicura, ma chi può usare quella più potente.
😂 IA Meme
La notizia del blocco di Mythos è stata oggetto di moltissimi meme. Ve ne presentiamo una selezione.
Anthropic prima chiede controlli e poi si lamenta dei controlli
Nuovi benchmark dei modelli IA
Come nelle ultime ore è cambiato il mood di molti imprenditori e startupper
🙏 Grazie per averci letto!
Per ora è tutto, torniamo la prossima settimana.
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Roba da farci una serie tv