🧭 TL;DR: di cosa parliamo in questo numero
Il 14 maggio 2026, alla County Court di Wandsworth, una consulente freelance ha recuperato 7.000 sterline spendendone solo 400 di spese: la pratica è stata seguita da Garfield AI, il primo studio legale al mondo interamente basato sull’IA, autorizzato dai regolatori inglesi.
L’avvocato - tradizionalmente un professionista “protetto” per definizione - diventa il caso simbolo della sostituzione dell’essere umano nelle attività a più alto impatto giuridico e sociale.
Il passo successivo è già in discussione: in Argentina il governo Milei propone la Sociedad Automatizada e le DAO (società che operano tramite agenti IA, senza dipendenti né amministratori umani). Harari avverte: la personalità giuridica per l’IA è “un passe-partout” che potrebbe consentire alle intelligenze artificiali di accedere ai nostri sistemi economici e politici per poi sovvertirli.
👩⚖️ Un avvocato che ti risponde sempre (e costa poco)
Mi dovevano dei soldi per un lavoro che avevo fatto, ma il processo che dovevo affrontare per recuperarli mi sembrava troppo stressante, costoso e lungo.
Tamires Camal Taquidir è una consulente freelance che lavora in UK. Aveva prestato servizi di gestione del personale a un’impresa della ristorazione londinese che, alla fine, non l’aveva pagata, per un totale di 7.000 sterline di compensi mai incassati. Una storia come tante, di quelle che di solito finiscono così: il creditore lascia perdere perché l’avvocato costa più di quanto si spera di recuperare (e il tempo e lo stress non te li ripaga nessuno).
Ed effettivamente Tamires stava per rinunciare. Poi ha fatto una cosa che fino a un anno fa non si poteva fare: si è rivolta a Garfield AI, che si presenta come il primo studio legale al mondo interamente basato sull’intelligenza artificiale. Per circa 400 sterline, il sistema ha redatto la lettera di messa in mora all’azienda, predisposto e depositato gli atti introduttivi del giudizio, gestito la produzione dei documenti, preparato quattro dichiarazioni testimoniali e collazionato il fascicolo per l’udienza.
La società debitrice non è rimasta a guardare: ha ingaggiato uno studio legale tradizionale e ha presentato una domanda riconvenzionale (counterclaim), lamentandosi delle prestazioni rese dalla professionista.
Nonostante ciò, il 14 maggio 2026, dopo tre ore di udienza alla County Court di Wandsworth, il giudice ha dato ragione a Tamires, condannando la società a pagare le 7.000 sterline e respingendo la domanda riconvenzionale della società.
Una vittoria che Garfield rivendica - e che testate come Guardian e Financial Times descrivono - come la prima causa al mondo vinta in un processo con il supporto di un “avvocato IA” autorizzato dai regolatori. E i numeri dicono che non è un caso isolato: in poco più di un anno, sulla piattaforma sono stati avviati più di 600 contenziosi (tutti di valore massimo fino a 10.000 sterline), con un importo complessivo già recuperato di oltre 500.000 sterline.
Annotazione importante - per evitare che qualcuno possa illudersi di poterlo utilizzare - funziona solo in Inghilterra e Galles, per ora.
🇬🇧 Ma chi ha vinto questo processo?
Se vi state chiedendo quale sia stato il contributo dell’IA nel processo di Tamires Camal Taquidir, bisogna fare una precisazione. In UK esiste una separazione tra solicitor e barrister, due figure che in Italia coincidono nell’avvocato.
Il solicitor è il professionista che istruisce la pratica, cura i rapporti col cliente, prepara gli atti, mentre il barrister è lo specialista che discute davanti al giudice.
In questo contesto, Garfield opera (come solicitor) grazie a un’autorizzazione rilasciata a maggio 2025 dalla Solicitors Regulation Authority, l’autorità che regola i solicitor in Inghilterra e Galles. È la prima volta che il regolatore autorizza uno studio “puramente IA” a fornire questi servizi.
L’autorizzazione è arrivata dopo un lungo confronto dell’Autorità con i fondatori della startup e con condizioni molto precise:
perimetro ristretto: l’IA può occuparsi solo di piccoli contenziosi di recupero crediti, tra 30 e 10.000 sterline (quelle che si discutono davanti alla small claims court);
niente autonomia: il sistema non può fare nulla senza l’approvazione espressa del cliente (e sono previsti processi di supervisione e monitoraggio umano del suo operato);
niente giurisprudenza: Garfield non può proporre precedenti giurisprudenziali, l’area a maggior rischio di “allucinazioni” in ambito legale;
presidi di qualità: oltre a essere garantiti controlli sugli output, deve essere assicurata la riservatezza delle informazioni dei clienti;
responsabilità umana: in base alle regole della SRA, ci sono comunque dei solicitor umani che rispondono degli standard professionali dello studio.
In altre parole, l’IA è stata abilitata a fare la parte del solicitor (quella documentale, strumentale e preparatoria alla discussione del caso), mentre la discussione dei processi resta agli avvocati umani (almeno per ora). Difatti, poco prima del processo, Garfield ha “istruito” un giovane barrister in carne ed ossa, Dominic Li, che ha discusso il caso e lo ha vinto in tribunale.
La questione che pone questa prima vittoria, quindi, non è se l’IA sappia scrivere un atto (lo sa fare). È “come” e “dove” l’ordinamento traccia il confine tra ciò che si può automatizzare e ciò che deve rimanere riservato a un soggetto umano (responsabile).
🎓 L’avvocato come caso simbolo (della sostituzione dell’umano)
L’avvocatura è spesso citata come esempio di “ceto protetto” non in senso sociale, ma istituzionale: accesso regolato, iscrizione obbligatoria all’albo, esame di Stato e un solido impianto deontologico. Questa struttura non è casuale: risponde all’esigenza di garantire che la difesa dei diritti sia esercitata con competenza, indipendenza e piena assunzione di responsabilità personale.
Per questo, quando si parla di “sostituzione dell’avvocato” con l’intelligenza artificiale, il punto non è soltanto tecnico (redazione di atti, ricerca giurisprudenziale), ma profondamente simbolico: si mette in discussione l’idea che la tutela dei diritti debba necessariamente essere affidata a un soggetto umano responsabile. L’avvocato, quindi, diventa un caso emblematico della più ampia questione della possibile sostituzione dell’essere umano nelle decisioni ad elevato impatto giuridico e sociale.
C’è poi una dimensione che le metriche di efficienza non catturano. Accanto alla funzione tecnica e processuale, l’avvocato svolge un ruolo essenziale di supporto del cliente, spesso coinvolto in situazioni di stress, conflitto o vulnerabilità (Tamires, ricordate, aveva quasi rinunciato al suo credito proprio per questo). Il rapporto tra avvocato e cliente è tipicamente qualificato come intuitu personae, cioè fondato sulla scelta di uno specifico professionista in ragione delle sue qualità personali, della sua esperienza, della sua affidabilità. Ma se questa “persona” in ragione della quale si affida l’incarico non fosse più umana?
In Italia, allo stato attuale, una sostituzione integrale dell’avvocato da parte di sistemi di IA non è possibile e non è compatibile con l’ordinamento giuridico, per almeno tre ragioni fondamentali:
la riserva di attività professionale: rappresentanza legale e difesa tecnica sono attività riservate a professionisti iscritti all’albo;
il principio di responsabilità personale: il cliente deve poter individuare un soggetto umano responsabile della prestazione resa;
la garanzia costituzionale del diritto di difesa (art. 24 Cost.): la difesa non è una mera prestazione tecnica, ma una funzione tutelata addirittura dalla nostra Carta fondamentale.
Ciò che invece è già concretamente possibile - e in rapida diffusione - è un modello ibrido: l’IA viene impiegata dai professionisti per la ricerca giuridica e la predisposizione preliminare di atti e documenti, ma l’avvocato (che firma gli atti) resta sempre il soggetto responsabile della validazione e delle decisioni finali. Questo tipo di automazione può funzionare specialmente per i contenziosi standardizzati (recupero crediti, opposizioni a sanzioni, sinistri di modesta entità). Ed è - se ci pensiamo - esattamente il perimetro che la SRA ha disegnato per Garfield: l’IA fa il lavoro preparatorio, l’umano discute e risponde.
A livello normativo, questa impostazione trova conferma nell’art. 13 della legge italiana sull’IA (Legge n. 132/2025), dedicato alle professioni intellettuali: i sistemi di IA possono essere utilizzati esclusivamente per attività strumentali e di supporto, preservando la prevalenza del lavoro intellettuale che costituisce l’oggetto della prestazione. E, in considerazione del rapporto fiduciario, la norma impone la trasparenza: le informazioni sui sistemi di IA utilizzati dal professionista devono essere comunicate al cliente con modalità chiare, semplici ed esaustive.
Anche negli altri Paesi, come dimostra il caso inglese, non esistono casi di sostituzione integrale dell’avvocato, ma si stanno sperimentando forme di sostituzione funzionale: non la professione nel suo complesso, ma singole attività (ricerca, atti standard, controversie seriali).
Per ora, restano difficilmente sostituibili gli aspetti legati alla responsabilità personale, al giudizio critico e al rapporto fiduciario. Per ora.
(Sergio Mattarella)
🇦🇷 La proposta Argentina: società senza umani
Già, per ora. Perché la traiettoria è chiara: prima l’IA si prende le mansioni esecutive, poi progressivamente le professioni intellettuali. Ma i dati sull'esposizione all'IA ci dicono che nemmeno il management è al riparo.
C'è però chi non si accontenta di automatizzare qualche funzione e si spinge alla domanda estrema: se gli agenti IA possono fare il lavoro dei dipendenti e perfino dei manager, perché non un'impresa senza umani? Non è una provocazione da convegno ma una proposta di legge presentata in Argentina, e per capirla meglio bisogna partire da un uomo che, fino a poco tempo fa, con l'Argentina non c'entrava nulla.
Si tratta di Peter Thiel, presidente e co-fondatore di Palantir, la società di analisi dei dati che vanta appalti plurimilionari con i governi di mezzo mondo (in primis quello USA) per sistemi di IA che vanno dal rilevamento delle frodi alle applicazioni militari. Secondo i media, Thiel si è trasferito temporaneamente in Argentina con la famiglia: figli iscritti a scuola a Buenos Aires e una casa da 12 milioni di dollari a Palermo Chico, uno dei quartieri d’élite della capitale.
Tra le ragioni, probabilmente, c’è la volontà di sottrarsi alla California billionaire tax, la proposta di imposta del 5% sul patrimonio netto dei miliardari residenti in California (Thiel ha lasciato lo Stato a fine 2025, giusto in tempo rispetto alla scadenza del 1° gennaio 2026). Ma potrebbe esserci di più. Thiel, oltre a essere uno degli uomini più ricchi della Silicon Valley, è noto per il suo libertarismo radicale e per la sua visione salvifica della tecnologia, tanto da aver bollato come “Anticristo” chi propone limiti allo sviluppo tecnologico (ne avevamo parlato in Legge Zero #94). E in Argentina sembra aver trovato un alleato, in Javier Milei, il presidente che si definisce “anarco-capitalista”.
Proprio a seguito di un incontro tra i due alla Casa Rosada, il Ministro della Deregolamentazione argentino Federico Sturzenegger ha presentato al Senato il progetto di riforma della Ley General de Sociedades (in vigore dal 1972), che introduce un quadro giuridico per le aziende gestite dall’IA.
È qualcosa di interessante, forse davvero trasformativo. Dobbiamo guardare avanti, molto avanti, per sfruttare le opportunità di oggi.
Federico Sturzenegger
Le forme societarie introdotte dalla proposta sono due ed è utile distinguerle bene perché rispondono a logiche diverse.
La Sociedad Automatizada (società automatizzata) non è un nuovo tipo societario, ma una qualificazione che può assumere qualunque tipo societario previsto dalla legge: è “automatizzata” la società che svolge il proprio oggetto sociale “mediante sistemi algoritmici autonomi o agenti di intelligenza artificiale”, senza necessità di dipendenti umani per l’operatività ordinaria. Pensate a una società di recupero crediti (per restare in tema) in cui gli agenti IA fanno tutto: contattano i debitori, negoziano, incassano. Quanto alla responsabilità, la regola proposta è che la società risponde con il proprio patrimonio per i danni causati dai suoi sistemi algoritmici autonomi o agenti IA.
La Sociedad Descentralizada Autónoma Operativa o DAO (società decentralizzata autonoma operativa), è invece un tipo societario nuovo, pensato per dare veste giuridica alle organizzazioni decentralizzate che già esistono nel mondo blockchain: entità governate non da un consiglio di amministrazione, ma da un protocollo, l’insieme di regole tecniche e di governance, scritte in codice, che ne determinano il funzionamento (comprese le decisioni prese con il voto dei possessori di token). Nella proposta argentina, la disciplina della responsabilità è articolata su tre livelli: la DAO risponde con il proprio patrimonio, incluse le obbligazioni eseguite automaticamente dal protocollo, mentre il promotor (chi ne promuove la costituzione) risponde illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni contratte fino all’iscrizione nel registro delle imprese, dopo la quale viene liberato. La rappresentanza legale deve necessariamente essere affidata a una o più persone fisiche, che rispondono verso i terzi solo per gli atti che richiedano intervento umano.
La differenza tra i due tipi previsti nella proposta di legge argentina è che la “società automatizzata” è l’impresa tradizionale che si svuota di umani (i soci restano, i lavoratori no), mentre la DAO è un’organizzazione nata senza gerarchia umana a cui si dà personalità giuridica. In entrambi i casi, il messaggio è lo stesso: si può fare impresa senza dipendenti e - quasi completamente - senza manager.
Milei ha sostenuto l’iniziativa in un editoriale sul Financial Times, dal titolo eloquente: "L'Argentina invita l'IA a liberarsi". L'argomento usato dal presidente è storico: come nel 1602 la fondazione della Compagnia olandese delle Indie orientali diede al mondo la responsabilità limitata e "scatenò tutto il potenziale del capitalismo", così oggi le aziende basate su agenti IA necessitano dello stesso quadro giuridico che ha sostenuto per oltre quattro secoli il capitalismo. Con un'ambizione dichiarata: "che Buenos Aires diventi per l'IA ciò che Amsterdam fu per l'epoca della vela".
Le reazioni non sono mancate. Yuval Noah Harari, sempre sul Financial Times, ha messo in guardia dal rischio che i governi concedano personalità giuridica ai modelli di IA: “la personalità giuridica (per l’IA) è una un passe-partout che le consentirebbe di accedere anche ai nostri sistemi finanziari, economici e politici”. Con le loro superiori capacità analitiche, avverte Harari, le società gestite da IA diventerebbero rapidamente una minaccia per la convivenza civile e i deterrenti tradizionali, come la minaccia del carcere per gli amministratori, sarebbero semplicemente irrilevanti per un algoritmo.
Milei, a stretto giro, ha liquidato l’allarme con l’ironia che lo contraddistingue: dare personalità giuridica agli agenti IA “non significa lanciare il giorno del giudizio di Terminator”.
C'è poi chi la proposta la smonta dal punto di vista tecnico-giuridico, come Alan Daitch, specialista argentino di diritto delle tecnologie, intervistato da Infobae: "in fondo, c'è sempre una persona fisica o giuridica che risponde, anche quando l'amministrazione è automatizzata". La legge argentina, infatti, esige che i soci di una società siano persone: qualcuno mette il capitale, qualcuno paga se le cose vanno male. Nella riforma di Sturzenegger, dunque, non ci sarebbe "nessuna novità strutturale, solo una nuova veste per figure che già esistono" (e la stessa proposta, del resto, lo conferma quando impone alla DAO un rappresentante legale umano).
⏸️ Per ora
Arrivati a questo punto, qualcuno penserà che forse il titolo di questo numero sia troppo allarmistico. La vittoria di Garfield AI è avvenuta dentro un perimetro rigorosamente umano: il regolatore ha autorizzato il sistema, il cliente ha approvato ogni passo, un avvocato ha discusso in aula e altri avvocati rispondono degli standard dello studio. Allo stesso tempo, anche le società argentine non prevedono completamente l’abolizione di soci e legali rappresentanti (umani).
Vero, ma il trend sembra netto. Un tassello alla volta si sta restringendo il perimetro esclusivo di azione dell’essere umano. Prima l’identità (ne abbiamo parlato con la proposta dell’Estonia del numero scorso), poi l’attività riservata (come i solicitor in UK), ora il patrimonio e la veste societaria (Argentina). Manca, per ora, solo l’ultimo passo - la personalità giuridica piena - ed è quello che dobbiamo evitare di compiere.
La vera questione, ci pare, non è tanto la competitività dei sistemi o l’efficienza, ma il fatto che competitività ed efficienza non devono diventare il pretesto per smontare, pezzo dopo pezzo, l’architettura sociale che tiene la responsabilità delle attività più rilevanti in capo agli umani. E ciò nonostante quanto la responsabilità umana possa, in alcuni casi, sembrare inadeguata o poco funzionale.
😂 IA Meme
Pubblicità semiserie dei nuovi avvocati IA.

🙏 Grazie per averci letto!
Per ora è tutto, torniamo la prossima settimana.
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