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Renato Savoia's avatar

Da avvocato confesso che mi fa molto ridere questa spasmodica preoccupazione (penso anche al recente obbligo, di cui mi dichiaro obiettore di coscienza, di dare notizia al cliente sull'utilizzo dell'IA).

Ho un obbligo di essere assicurato per (eventuali) danni ai che la mia attività procuri ai clienti: quando mai finora è stato richiesto all'avvocato che dichiarasse se utilizzava praticanti o collaboratori?

Credo che tutti conosciamo (io sicuramente) fior fiori di professori i cui pareri lautamente pagati venivano redatti da praticanti e soltanto firmati (non sempre dopo averli letti).

Mai nessuno si sarebbe sognato di introdurre un obbligo di informazione a carico dell'avvocato.

Perchè deve essere diverso con l'IA?

Se sono così superficiale, come professionista, da prendere per buono il "parere" dell'IA e tale mio comportamento è causa di un danno al cliente mi merito di esserne responsabile.

Ma non perchè utilizzo l'IA.

Perchè fornisco un cattivo servizio.

Ernesto Belisario's avatar

Renato, capisco il tuo punto di vista ed effettivamente non sono sicuro che questi obblighi di informazione funzionino davvero.

La distinzione che si tenta di fare - l'IA come "diversa" rispetto a un collaboratore umano - è teoricamente comprensibile (rischio di allucinazioni, assenza di giudizio contestuale, ecc.), ma in pratica hai ragione: ciò che conta è la qualità del servizio finale e la responsabilità professionale di chi lo fornisce.